Esalazioni maleodoranti configurano reato ex art. 674 c.p. con risarcibilità ex art.844 c.c.

Esalazioni maleodoranti configurano reato ex art. 674 c.p. con risarcibilità ex art.844 c.c.

Riportiamo di seguito una sintesi di una interessante Sentenza della Suprema Corte sulle esalazioni maleodoranti, sul concetto di molestia e relative soglie di tollerabilità in assenza di perizie tecniche, tratta da www.ambientediritto.it.

“Le esalazioni maleodoranti provenienti da stalle, allevamenti o luoghi simili configurano il reato di cui all’articolo 674 c.p. e non solo un illecito penale risarcibile ex articolo 844 c.c. allorché siano idonee a creare offesa al benessere dei vicini e grave pregiudizio per lo svolgimento della loro attività (Cass n. 678 del 1996 P.M. in proc. Viale; Cass n. 138 del 1995 Composto; 1293 del 1994 Sperotto). Nella specie, dai manufatti destinati all’allevamento di suini e pollame ed ubicati ad una distanza di circa 10 – 20 metri dalle abitazioni, si avvertivano cattivi odori i quali provocavano nei confronti delle persone offese ivi residenti uno stato d’ansia accertato documentalmente, che nonostante, l’avvenuto adeguamento della porcilaia alle prescrizioni vigenti non escludeva la sussistenza del reato proprio perché le emissioni maleodoranti non erano state comunque eliminate”.

Esalazioni maleodoranti configurano reato ex art. 674 c.p. con risarcibilità ex art.844 c.c.

E’ la stessa sentenza che chiarisce la soglia della normale tollerabilità, in caso di assenza di perizia tecnica ed il concetto di molestia. Vediamo.

“Per molestia deve intendersi ogni fatto idoneo a recare fastidio, disagio o disturbo ed in genere qualsiasi fatto idoneo a turbare il modo di vivere quotidiano. Il superamento del limite della normale tollerabilità costituisce il parametro principale (ma non l’unico) per valutare l’idoneità dell’esalazione maleodorante a recare offesa o molestia e ciò perché le emissioni maleodorante sono vietate nei casi non consentiti dalla legge, la quale contiene una sorta di presunzione di legittimità delle emissione dei fumi che non superino la soglia fissata da leggi speciali. Nella fattispecie, anche se non è stata espletata alcuna perizia tecnica (ma di ciò non si è doluto il ricorrente, il quale non ha sollevato alcuna specifica doglianza in merito ad un eventuale mancato superamento dei limiti di tollerabilità), si è comunque accertato per mezzo della relazione del medico dell’azienda sanitaria e dei sopraluoghi espletati dagli inquirenti, che si trattava di esalazioni non tollerabili tanto e vero che creavano “una condizione di disagio che culminava nella non vivibilità dell’ambiente”. Pres. Papa – Est. Petti – Ric. Labanca. CORTE DI CASSAZIONE PENALE Sez. III, 21 dicembre 2006 (Ud. 21/11/2006), Sentenza n. 4208”.

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